Oltre 200 imbarcazioni occuperanno le banchine del Marina Nauticsud dal 8 al 16 Marzo.
Nove giorni con il sogno di un marina tanto desiderato con tanto di yacht club e poi di nuovo il vuoto, la carenza di ormeggi, pochi posti barca e quelli che ci sono spesso sono precari.

A Napoli lo sviluppo dei porti turistici nei punti strategicamente rilevanti per l’offerta turistica è ostacolato dagli strumenti di tutela paesistica affidati alle Soprintendenze dalla legge Galasso ( agosto 1985 ),che ha imposto la realizzazione di piani paesistici che in molti casi non esistevano.
A suo tempo molte Regioni non vi hanno adempiuto tra cui la Campania e nel 1993-94 è intervenuta la Soprintendenza, con potere di sostituzione,che ha redatto i piani piuttosto in fretta.
Questi piani, che corrispondono unicamente a esigenze di salvaguardia, hanno colmato il vuoto programmatico, ma non hanno tenuto in nessun conto che la risorsa mare avrebbe potuto incidere sullo sviluppo economico e sociale della città, sottraendola al degrado a cui assistiamo impotenti da anni.
Quindi, molto paradossalmente, la città è vittima proprio di quello strumento pensato per la sua tutela.
Piani paesistici che dovevano rientrare in un disegno strategico della politica e non in quello dei tecnici delle Soprintendenze, che non hanno fatto altro che cristallizzare quello che già esisteva.
Per questo risulta, di fatto, impossibile recuperare un ecomostro trasformandolo in un marina ecocompatibile, costruire un avamporto a Mergellina per metterlo in sicurezza, sostituire le vecchie palafitte in legno degli ormeggiatori che non tengono conto di nessuna normativa con strutture di più moderna concezione.
Occorre cambiare i piani paesistici e intervenire nelle more con varianti al piano.
Non si tratta di fare speculazioni, ma di sfruttare le risorse di cui il territorio dispone per creare economia diffusa e sottrarlo al degrado.
E pensare che in questi giorni gli organi di comunicazione riportano dichiarazioni del Prefetto che bacchetta la borghesia napoletana accusandola di non impegnarsi per nulla per far fruttare le risorse.


