UNAD

Unione Nazionale Armatori da Diporto

programma

Punti: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10

Punto 1

Rilanciare il SUD coagulando consensi per modificare i piani paesistici vero ostacolo allo sviluppo urbano

Purtroppo a Napoli la creazione di Marina nei punti strategicamente rilevanti per l’offerta turistica è ostacolato dagli strumenti di tutela paesistica affidati alle Soprintendenze dalla legge Galasso (agosto 1985), che ha imposto la realizzazione di piani paesistici, che in molti casi non esistevano.

A suo tempo molte Regioni non vi hanno adempiuto.

Anche la Campania è tra queste e, nel 1993-94, è intervenuta la Soprintendenza, con potere di sostituzione, che ha redatto i piani paesistici piuttosto in fretta.

Questi piani, che corrispondono unicamente a esigenze di salvaguardia, hanno colmato il vuoto programmatico, ma non hanno tenuto in nessun conto che la risorsa mare avrebbe potuto incidere sullo sviluppo economico e sociale della città, sottraendola al degrado a cui assistiamo impotenti da anni.
Quindi, paradossalmente, la città è vittima proprio di quello strumento pensato per la sua tutela.

Piani paesistici, che dovevano rientrare in un disegno strategico della politica e non in quello dei tecnici delle Soprintendenze, che non hanno fatto altro che cristallizzare ciò che già esisteva.

Per questo risulta, di fatto, impossibile recuperare un ecomostro e trasformarlo in un marina ecocompatibile, costruire un avanporto a Mergellina per metterlo in sicurezza, sostituire le vecchie palafitte in legno, che non tengono conto di nessuna normativa, con strutture di moderna concezione.

Si fa un gran parlare di sicurezza sul lavoro e tutela dei lavoratori, ma nessuno si chiede se quei pontili di legno sono ignifughi, se sono rispettati i piani di esodo, se gli impianti elettrici sono a norma,se esistono i servizi igienici o una infermeria.

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Punto 2

Sostenere la domanda di posti barca stanziali e al transito

Nel golfo di Napoli mancano all’appello circa 10.000 posti barca qualificati, domanda pressante alla quale darebbe concreta risposta la proposta dell’Unione Nazionale Armatori da Diporto.
Napoli e la Campania si candidano a porto d’Europa, per ospitare in futuro nei loro marina, in maniera stanziale, le imbarcazioni dei tanti armatori, che abitano luoghi d’Italia e all’estero  che non hanno la fortuna di essere bagnati dal mare, ma che potrebbero agevolmente raggiungere la Campania attraverso l’ammodernamento della rete dei trasporti e fruire delle acque del golfo di Napoli, con le sue isole e tante mete turistiche, e godere, attraversando poche miglia di un patrimonio artistico, monumentale, ed archeologico unico al mondo.

Inoltre, il disatteso rispetto delle quote obbligatorie di posti al transito, aprirebbe le porte ad un turismo di qualità anche a tutti gli altri operatori commerciali e turistici dell’entroterra, partecipi anche loro della Res Publica, offrendo un modello da esportare lungo tutta la costa Italiana.

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Punto 3

Rilanciare lo sviluppo, produrre ricchezza con la progettazione e lo sviluppo dei porti e ridistribuirla in favore di iniziative di pubblica utilità

La realizzazione dei porti, se attuata direttamente dagli Enti pubblici titolari del demanio con risorse economiche reperite a stato avanzamento lavori direttamente dai diportisti, riuniti in cooperativa, in cambio di concessioni trentennali, darebbe modo di recuperare 6/7 miliardi di euro che potrebbero essere ridistribuiti per la realizzazione di edilizia popolare e la riqualificazione urbana.
Non si tratta, quindi, di fare speculazioni, ma di utilizzare le risorse di cui si dispone per creare ricchezza da ridistribuire in favore delle classi sociali meno abbienti.

L’edilizia popolare è un tema molto sentito specie nel SUD. A Napoli si costruisce abusivamente su discariche pubbliche, molti cittadini hanno subito l’abbattimento di case che credevano regolari in quanto acquistate addirittura con mutui bancari e molti altri si vedono da anni espropriati del loro diritto alla proprietà privata da un pubblico inefficiente con le varie proroghe di sfratti.

Anche la recente svendita del patrimonio immobiliare di pregio è stata un’occasione persa per reperire risorse economiche da ridistribuire verso il basso, se la nautica da diporto con la creazione di un’adeguata portualità turistica, piuttosto che essere considerata solo indicatore di reddito per inasprimenti fiscali, venisse ritenuta anche strumento di sviluppo, potrebbe generare benessere da ridistribuire.

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Punto 4

Sviluppare un nuovo urbanesimo attraverso l’ammodernamento dei porti.

I porti non sono depositi di barche, ma luoghi dove si condensano popoli con conseguente interscambio di produzioni, di capitali, di culture, di potereeconomico e politico da cui può derivare il mutamento di abitudini e comportamento dei cittadini.

I porti vanno progettati nei centri storici in quanto rappresentano il biglietto da visita e l’orgoglio di una città marinara, invece nella loro localizzazione, molto spesso, si utilizzano erroneamente gli stessi criteri di localizzazione di una discarica.

E’ tempo di un nuovo urbanesimo che cambi il volto delle città e che modifichi gli ecomostri di una civiltà post-industriale in moderni marina ecocompatibili integrati nel rispetto dei luoghi e della natura.

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Punto 5

Tutelare i diportisti e garantire i servizi erogati dai concessionari demaniali.

Attraverso il costante monitoraggio dei mari e dei marina disseminati lungo la costa con l’Armo ufficiale dell’Unione Nazionale Armatori da Diporto, per verificare l’effettiva erogazione dei servizi ai diportisti da parte dei concessionari demaniali, non di rado trasformati da abusivi a feudatari, sia degli arenili che degli ormeggi, con particolare attenzione al rispetto dei posti al transito e dei corridoi di atterraggio sulle spiagge. Tutela e patrocinio legale gratuito per gli arruolati all’unione vittime di eventuali soprusi.

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Punto 6

Fisco amico

Con l’equiparazione dell’aliquota iva gravante sugli ormeggi nei porti turistici a quella per tutte le altre strutture ricettivo turistiche scendendo da 20 % al 10% come per alberghi, residence, ristoranti ed altro.

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Punto 7

Garantire la sicurezza in mare

Collaborazione con tutti i corpi di polizia istituzionalmente preposti al controllo in mare per il rispetto delle normative vigenti, incentivando, per quanto possibile, il controllo in banchina.

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Punto 8

Promuovere la cultura del mare

Diventare autorevole punto di riferimento di quanti operano nel sistema mare facendosi interprete delle loro esigenze rappresentandole in tutte le sedi.

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Punto 9

Tutelare l’ambiente

Promuovere tutte quelle attività a favore della salvaguardia e tutela del patrimonio marino partendo dall’assunto che un vero diportista è innanzitutto un ambientalista che vuole un porto dal quale partire ed una rada incontaminata nella quale approdare.

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Punto 10

Sviluppare gli sport acquatici

Punto imprescindibile del programma è la promozione degli sport acquatici ai giovani in età di scolarizzazione di cui l’Unione Nazionale Armatori da Diporto si farà carico per la forte mission sociale.

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